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Sottomessa al Piacere - I Marchi Indelebili#8
giorgal73
05.01.2026 |
15.208 |
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"Ahhhh!» Schizza forte, getti acidi e abbondanti che inondano la bocca di Michela, colano sul mento, sul naso, spruzzano persino sugli occhi..."
*** MICHELA ***Il sapore della butch mi riempie la bocca: forte, salato, con una nota aspra di sudore femminile. Ingoio tutto, avidamente, mentre l’ago continua a scavarmi il seno. Il dolore è preciso, bruciante, ma ogni puntura è il suo occhio che mi guarda per sempre.
Urlo di nuovo a ogni tocco, ma è un urlo di estasi: sto pagando con la lingua, con la bocca, con il viso soffocato da una donna sconosciuta. E godo. Godo perché Daniela lo vuole. Godo perché il mio seno diventerà il suo ritratto eterno.
La butch si alza, mi lascia ansimante, la faccia bagnata dei suoi umori.
E io aspetto la prossima, la bocca già aperta, pronta a servire.
*** GIORGIO ***
«Seconda cliente,» annuncio, passando alla femme elegante che aspetta con un sorriso composto, le gambe accavallate su una sedia vicina. È una donna sulla quarantina, raffinata, tailleur grigio perla aperto sul décolleté profondo, seni grandi e sodi che premono contro il tessuto di seta, capelli neri raccolti in uno chignon perfetto, labbra rosse carminio. Profuma di Chanel e potere.
«Monta sulla faccia della schiava,» dico. «Voglio che le vieni in bocca lentamente, con classe. Falla assaporare mentre lavoro sulle ciglia dell’occhio della Padrona.»
La donna si alza con grazia felina, slaccia la gonna del tailleur che scivola a terra rivelando calze autoreggenti di pizzo e niente sotto. La sua figa è curata, depilata a striscia sottile, labbra morbide e rosa, già lucida di eccitazione raffinata. Sale sul lettino con movimenti lenti, eleganti, si posiziona a cavalcioni sul viso di Michela, le ginocchia ai lati della testa.
«Ma chère,» sussurra con voce vellutata, un leggero accento francese che la rende ancora più sofisticata. «Apri quella bouche da puttana. Stai per assaggiare una donna vera.»
Si abbassa piano, quasi danzando, la figa che sfiora prima le labbra di Michela, poi il naso, lasciando una scia umida. L’odore è delicato ma intenso: profumo costoso misto a umori femminili dolci, caldi, con una nota floreale.
«Lecca doucement all’inizio,» ordina, la voce bassa e autoritaria. «Assapora. Senti quanto sono bagnata per dominarti. La tua lingua, usala come un bijoux su di me.»
Michela obbedisce, la lingua entra lenta tra le pieghe morbide, succhia il clitoride piccolo ma turgido, ruota intorno con delicatezza. La cliente geme piano, un suono controllato, elegante: «Oui, così, brava petite salope, più profondo. Entra dentro di me. Ah, quel piercing mi solletica parfaitement.»
Inizia a muoversi con grazia, fianchi che ondeggiano in cerchi lenti, sensuali, come una danza erotica. «Senti il mio sapore? È il sapore del potere femminile. Bevi i miei umori, schiava. Sei solo un giocattolo per il mio piacere.»
Le mani curate, unghie rosse perfette, scendono ad accarezzare i propri seni attraverso la camicia aperta, pizzica i capezzoli duri mentre cavalca il viso di Michela con ritmo crescente ma sempre elegante. «Più forte ora, succhia il mio clitoride, fai vibrare quella lingua, oui, ma chère, sei nata per questo, per far venire donne come me!»
L’ago di Giorgio lavora sulle ciglia dell’occhio stilizzato di Daniela: ogni puntura è un fuoco preciso sul seno di Michela. Lei urla contro la figa della femme, la vibrazione che le arriva diretta sul clitoride.
Lei sospira di piacere profondo, la voce che si fa più bassa: «Ah, le tue urla mi fanno impazzire, vibri dentro di me, sto venendo. Doucement. Oui. Ahhh.»
Il suo orgasmo è lungo, controllato, elegante: il corpo si tende come una corda di violino, la figa che pulsa ritmicamente sulla bocca di Michela, umori caldi e dolci che la inondano in ondate lente. Non schizza violento, ma cola abbondante, raffinata, come un vino pregiato. Le lascia bere tutto, spingendo piano per far scendere ogni goccia.
«Brava, petite pute,» sussurra alla fine, alzandosi con grazia, la figa lucida e soddisfatta. «Hai un talento naturale per servire le donne. La tua Padrona è fortunata.»
Si china leggermente, accarezza la guancia bagnata di Michela con un dito, lo porta alle labbra e assaggia se stessa. «Délicieuse. Grazie alla tua lingua.»
*** MICHELA ***
Il suo sapore mi rimane in bocca: dolce, floreale, con una nota di lusso che non ho mai assaggiato prima. Ingoio tutto, avidamente, mentre l’ago continua a scavarmi il seno. Il dolore è preciso, ma ogni puntura è lo sguardo di Daniela che prende forma.
Gemo piano, la faccia ancora lucida dei suoi umori raffinati. Mi sento usata con eleganza, umiliata con classe. E godo: sto pagando con la bocca per avere il suo viso tatuato sul mio cuore.
*** GIORGIO ***
«Terza cliente,» dico, la voce che si fa più rauca dall’eccitazione crescente. «La punk. Monta sulla faccia della schiava. Voglio che la faccia urlare di dolore e piacere mentre lavoro sulla bocca stilizzata della Padrona. Sii cattiva: usa i piercing, graffia, fai male.»
La punk – capelli viola a cresta alta, piercing al naso, alle labbra, alle sopracciglia, occhi truccati di nero pesante – ghigna con un sorriso da lupo. Indossa una gonna di pelle corta e stivali borchiati, il corpo snello ma nervoso, tatuaggi colorati che le coprono braccia e collo. Sale sul lettino con energia aggressiva, si strappa via la gonna rivelando una figa depilata con un piercing al clitoride – una barra orizzontale d’acciaio con due palline che brilla già di umori.
«Guarda questa troia,» ringhia con voce roca, da fumatrice incallita. «Ora ti sfondo la faccia con la mia figa punk.»
Si posiziona a cavalcioni sul viso di Michela, le ginocchia larghe, il culo sodo e pallido che sfiora il mento. «Apri quella bocca da puttana,» ordina, afferrandole i capelli con una mano piena di anelli d’argento. «Stai per leccare una figa vera, non mi lavo da tre giorni per l’occasione.»
Si abbassa di colpo, quasi con violenza, la figa che schiaccia bocca e naso di Michela. L’odore è forte, aggressivo: sudore, fumo, umori acidi e intensi, con una nota di birra e ribellione. Il piercing al clitoride preme direttamente sulla lingua.
«Lecca, cagna!» urla, spingendo i fianchi avanti e indietro. «Succhiami, fai vibrare il piercing con quella lingua da schiava. Ahhh, sì, troia, proprio così.»
Inizia a cavalcare con ferocia, movimenti rapidi e secchi, come se stesse scopando la faccia di Michela. Le mani afferrano i piercing dei capezzoli di Michela e li torcono forte, tirano fino a farla urlare. «Urla pure, puttana! Vibra contro il mio clitoride. Mi fai impazzire. Più forte, lecca dentro, succhia le palline.»
Graffia il seno vicino al tatuaggio in corso con le unghie nere smangiucchiate, lascia segni rossi sulla pelle. «Senti queste unghie, schiava? Ti marco io mentre lui ti tatua la Padrona sulla tetta. Ahhh, cazzo, sì. Spingi la lingua piercingata contro la mia barra. Fai casino.»
L’ago lavora sulla bocca stilizzata di Daniela: linee sottili, crudeli. Ogni puntura è un fuoco, Michela urla forte contro la figa della punk, la vibrazione che si propaga diretta sul piercing al clitoride.
La punk impazzisce: «Sì! Urla ancora, troia. Mi fai venire con quelle vibrazioni. Ahhh, cazzo, sì. Sto scopando la tua faccia. Prenditi tutto. Ora vengo. Urla più forte!»
«Vengooo. Troia. Bevi. Ahhhh!» Schizza forte, getti acidi e abbondanti che inondano la bocca di Michela, colano sul mento, sul naso, spruzzano persino sugli occhi. La punk resta seduta, tremando, spingendo ancora per farle bere ogni goccia, torcendo i capezzoli fino a farli sanguinare leggermente.
«Brava puttana,» ansima alla fine, alzandosi con un ghigno soddisfatto, la figa lucida e il piercing che brilla ancora di saliva. «Hai leccato come una vera schiava punk. La tua Padrona dovrebbe prestarti a concerti. Saresti perfetta sotto il palco.»
Si china, sputa un filo di saliva misto ai suoi umori sulla faccia di Michela. «Grazie per il servizio, cagna.»
*** MICHELA ***
Il suo sapore è aggressivo, acido, con note di fumo e ribellione che mi bruciano la gola. Ingoio tutto, avidamente, mentre l’ago continua a scavarmi il seno. Il dolore è intenso, ma ogni puntura è la bocca di Daniela che prende forma.
Urlo di nuovo a ogni tocco, ma è un urlo di estasi: sto pagando con la lingua, con la faccia graffiata e soffocata da una punk selvaggia. I capezzoli mi bruciano per le torsioni, il sangue cola piano, ma godo: è dolore per lei, per il suo ritratto sul mio seno.
La punk si ritira, mi lascia ansimante, la faccia lucida dei suoi umori acidi, graffi freschi sul petto.
E io aspetto la prossima, la bocca già aperta, il corpo che trema.
*** GIORGIO ***
«Quarta cliente,» dico, la voce ormai rauca per l’eccitazione che riempie la stanza. «La mora mediterranea. Monta sulla faccia della schiava, ma stavolta rovesciata. Voglio che le lecchi figa e culo insieme mentre lavoro sul naso e sulle labbra della Padrona. Falla annegare nei tuoi umori, falla implorare.»
La mora – curve generose, pelle olivastra, capelli neri ondulati che le arrivano alla vita, occhi da gatta scuri e maliziosi – sorride con sensualità calda, quasi felina. Indossa un abito rosso attillato che mette in evidenza fianchi larghi e seni pieni. Si sfila il vestito con movimenti lenti, provocanti, rivelando un corpo mediterraneo perfetto: culo rotondo e sodo, figa con labbra carnose e peli neri curati a triangolo.
Sale sul lettino con grazia sinuosa, ma si posiziona rovesciata: il culo verso la testa di Michela, la figa verso il suo mento. In questo modo può spingere entrambi i buchi sulla bocca della schiava.
«Guarda questa troia,» sussurra con voce calda, accentata, un timbro basso e sensuale che sembra miele scuro. «Hai già leccato tre donne. Ora assaggerai il sapore del Sud. Apri bene quella bocca da puttana, perché ti userò come un giocattolo doppio.»
Si abbassa lenta, prima la figa carnosa che sfiora le labbra di Michela, lasciando una scia calda e umida. L’odore è intenso, mediterraneo: olive, mare, sesso maturo, umori dolci e salati con una nota di spezie. «Annusa, cara. Annusa quanto sono pronta per te.»
Poi spinge il culo sodo sulla bocca, l’ano scuro e stretto che preme contro la lingua. «Lecca il mio culo prima, troia. Entra dentro. Fai vibrare quel piercing nel mio buco stretto. Ahhh, sì. Brava. Spingi più forte.»
Michela obbedisce, la lingua che entra nell’ano caldo, ruota, scava. La mora geme profondo, un suono gutturale e sensuale: «Dio, sì. Lecca il mio culo come una vera schiava. Senti come sono stretta? È tutto per te. Più profondo. Ahhh, cazzo, mi fai impazzire.»
Alterna da sola: alza il bacino e spinge la figa carnosa sulla bocca, le labbra che avvolgono la lingua di Michela. «Ora la figa. Succhia le mie labbra grandi. Mordicchia piano. Ahhh, sì, troia. Il tuo piercing mi graffia il clitoride. Perfetto.»
Le mani scendono ad accarezzare i propri seni pieni, pizzica i capezzoli scuri mentre cavalca il viso di Michela con movimenti ondulati, sensuali, come una danza del ventre erotica. «Senti i miei umori? Sono dolci, vero? Bevi tutto. Sei la mia leccatrice personale oggi. Ahhh, continua così. Alterna culo e figa. Sì, proprio così. Mi fai venire due volte, lo sento.»
L’ago lavora sul naso e sulle labbra stilizzate di Daniela: linee precise, crudeli. Ogni puntura è un fuoco che trafigge il seno di Michela, che urla contro il culo e la figa della mora, la vibrazione che le arriva diretta nei buchi.
Lei geme più forte, la voce che si fa più bassa, più animalesco: «Urla, cara. Vibra dentro di me. Ahhh, mi fai venire. Prima il culo. Sì. Ora la figa. Cazzo, troia. Sto venendo. Ahhhh.»
Prima orgasmo nel culo: si contrae forte intorno alla lingua di Michela, umori anali che le colano in bocca. Poi passa alla figa e viene una seconda volta, più abbondante, un getto caldo e dolce che le inonda la bocca, il mento, il collo. «Bevi. Bevi tutto. Ahhh, sì. Brava schiava. Mi hai fatta venire due volte.»
Resta lì un attimo, tremando, spingendo piano per far scendere ogni goccia, poi si alza con grazia, il culo e la figa lucidi e soddisfatti.
«Grazie, puttana,» sussurra, chinandosi a baciarmi sulla fronte bagnata. «Hai una lingua che merita di essere usata tutti i giorni. La tua Padrona è una donna fortunata.»
*** NOTE ***
Nuovo capitolo ispirato a Michela: la schiava perfetta, viene dilatata, marchiata, umiliata e riempita fino al delirio da Daniela, dea crudele e adorata. Delle semplici sessioni per tatuare la devozione di Michela a Daniela, diventano dei momenti perversi che spero possano eccitarvi fino a farvi svenire.
Questi racconti nascono dalle confessioni settimanali di una cara amica: non sono solo carne e supplizio, ma un amore così totale da farsi dolore. Non cercate in me il Padrone o lo schiavo; io scrivo per accendere la vostra fantasia, non per viverla con voi. La mia vita e le mie pulsioni sono, lontane da queste catene. Ringrazio per i messaggi, ma resto fedele ai miei desideri diversi. Eppure… chi sa davvero stupirmi troverà sempre una porta socchiusa. Quindi continuate a scrivermi e a fare proposte indecenti, sempre affini al mio profilo.
La storia che avete appena letto, con i suoi sospiri affannati e le sue carezze proibite, affonda le radici nelle avventure reali della mia amica "Damabiancaesib". Per catturare la sua essenza audace, vi invito a esplorare il suo profilo su https://www.annunci69.it/palco/@Damabiancaesib.
Altri autori su A69 hanno già narrato le sue confessioni, ma lei – insaziabile viaggiatrice negli abissi del desiderio – ha scelto me per spingersi oltre ogni confine, rivelando fantasie così oscure da bruciare l'anima. Non copio altri scrittori, né il mio lavoro è un plagio alla loro arte: è una fusione incendiaria tra realtà e finzione, dove le sue confidenze notturne si trasformano in parole che pulsano di vita, reinterpretate attraverso la mia voce unica.
Ora tocca a voi: elevatemi al trono di maestro dell'erotismo letterario con un voto generoso e avvolgente, o lasciatemi danzare tra i dolci sognatori? Lasciate un commento – anche irriverente, spudorato, intriso di passione – o sussurratemi in privato proposte audaci, che accendano la scintilla di un incontro capace di trasformare la fantasia in una realtà fremente, in un Club Privé di Bologna o ovunque il desiderio ci trascini con il suo flusso irresistibile.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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